Skip to main content
  • News

Regole sugli assegni nella crisi coniugale. Criteri e metodi

I criteri di determinazione quantitativa degli assegni nella crisi familiare.

Nelle separazioni e divorzi le domande più frequenti che i legali si sentono rivolgere dai loro clienti sono: “quanto dovrò pagare a mia moglie…” e “quanto potrò ricevere da mio marito”. I professionisti seri rispondono “…dipende…” e lasciano così dolorosamente intatte le  incertezze e le angosce.

L’esigenza di misurare le risorse economiche da destinare a coniuge e figli nella crisi del rapporto di coppia si è presentata fin dagli albori del diritto. E’ sorprendente scoprire l’estrema concretezza e modernità del codice di Hammurabi (Babilonia, 1750 a. C); nella regola 135, per il divorzio, erano stabiliti criteri di quantificazione per l’assegno di mantenimento per la donna ben più precisi di quelli dettati dal nostro codice civile, disciplinando persino il mantenimento a carico del padre per i figli nati fuori dal matrimonio[1].

La storia delle obbligazioni di mantenimento nel matrimonio e nella fase della separazione e divorzio ha seguito la evoluzione della struttura della famiglia. L’attuale disciplina normativa è  generica e soggetta a valutazioni anche molto differenti.

Dagli inizi degli anni 2000 sono stati sempre più frequenti convegni, seminari e lavori editoriali che hanno evidenziato la difficoltà della risposta giudiziaria nel quantificare gli assegni di separazione e divorzi.

L'Associazione Nazionale Magistrati ha promosso una rilevazione ed i risultati sono presentati in un convegno nel 2003 [2]; il Consiglio Superiore della Magistratura ha organizzato un ciclo di corsi e seminari tra 2005 e il 2007 [3].

L’AIAF ha pubblicato nel 2008[4], nel 2009[5] e 2011[6] tre numeri monografici della sua Rivista dedicati al tema.

Un importante contributo editoriale è stato pubblicato nel 2009 con una analisi condotta in via multidisciplinare [7].

I risultati finora sono stati, però, decisamente deludenti [8]. La conclusione ritornante è stata quella della grave imprevedibilità delle decisioni giudiziarie. Il questionario relativo alla rilevazione del 2003 ha addirittura fornito risultati definiti dagli esperti come sconcertanti[9].

Nella stessa introduzione alla relazione al Corso del CSM (2005) viene riportata questa considerazione: “Il C.S.M. ha preso atto della gestione complessivamente “caotica” dei processi di separazione e di divorzio, caratterizzati da una intollerabile varietà di prassi interpretative e applicative delle norme che disciplinano la sorte della “famiglia in crisi”, che ostacola una risposta alla domanda di giustizia equilibrata e tendenzialmente omogenea almeno nell’ambito dello stesso ufficio giudiziario se non sull’intero territorio nazionale come sarebbe auspicabile, e lascia nello sconcerto i componenti della famiglia che chiedono al giudice di tutelare i loro diritti componendo velocemente ed efficacemente il loro doloroso conflitto.”

La situazione non è mutata negli anni successivi. Nel 2011 [10] veniva affermato «Ebbene, dalla ricerca condotta dalla ANM e dalle riflessioni emerse dai seminari organizzati dal CSM, risultarono orientamenti giurisprudenziali estremamente difformi... Tanto difformi, da poter certamente indurre il cittadino comune, di fronte a decisioni così diversificate nella giurisprudenza di merito, a dubitare dell'esistenza di una medesima disciplina legislativa, o comunque di un diritto legislativo certo, quale substrato delle decisioni stesse.».

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Commercialisti ha pubblicato delle interessanti linee guida[11] per individuare le migliori pratiche di determinazione della posizione reddituale e patrimoniale dei coniugi da parte dell’ausiliario del giudice cui venga richiesto di stabilire l’an e il quantum dell’assegno di mantenimento nell’ambito delle controversie di separazione o divorzio.

Un recente studio[12], condotto con metodologia innovativa, ha preso in considerazione gli aspetti reddituali-fiscali, proponendo una valutazione dinamica delle risorse familiari con ricorso a strumenti di analisi quantitativa (redditometro e spesometro) già collaudati nel settore fiscal-tributario.

Un convegno della Formazione dei magistrati di Milano, sulla misurazione del diritto, ha messo in luce l’esigenza di una quantificazione misurabile con metodi obbiettivi[13].

 

Incertezza dei criteri e le conseguenze sociali.

L’incertezza si riverbera in maniera grave su un elevato numero di persone. Le separazioni ed i divorzi contenziosi (nel 2015 sono state ben 174.000[14]) coinvolgono coniugi e famiglie in lunghe e devastanti odissee processuali, generando altresì disagi comportamentali e i traumi psicologici nei figli causati dalla “guerra” tra i loro genitori.

I criteri di quantificazione che rendano gli assegni liquidati adeguati (ed equilibrati) rispetto alle disponibilità hanno, quindi, una rilevante valenza sociale.

L’obbiettivo è di risolvere in tempi più brevi le controversie economiche del conflitto coniugale, attraverso il ricorso a strumenti capaci di indicare assegni “di tendenza media”.

L’esperienza giudiziaria permette di offrire un dato sintetico, ma importante. Se i coniugi riescono a risolvere i loro conflitti economici si risolvono anche, in un benefico effetto dòmino, anche tutti gli altri conflitti interpersonali (apparentemente più importanti) relativi all’affidamento, ai collocamenti, i tempi di permanenza, ai ritardi di accompagnamento dei figli.

 



[1] Codice di Hammurabi. Regola 137. Se un uomo desidera separarsi da una donna che gli ha partorito dei figli, o da sua moglie che gli ha partorito dei figli: allora egli restituirà a quella moglie la sua dote, ed una parte dell'usufrutto del campo, giardino, e proprietà, in modo che possa prendersi cura dei figli. Quando ha fatto crescere i suoi figli, una porzione di tutto ciò che è dato ai figli, pari a quanto è dato ad uno di loro, sarà dato a lei. Ella può allora sposare l'uomo del suo cuore.

[2] Atti del convegno organizzato dal gruppo famiglia della A.N.M. a Roma il 3 giugno 2003, Viaggio nei giudizi di separazione e divorzio. Come attuare un processo ragionevole. Il convegno riportava le conclusioni di un’indagine che l’A.N.M. aveva condotto nel 2002 presso tutti i Tribunali d’Italia attraverso la distribuzione di un questionario, con cui si cercava di indagare le prassi adottate.

[3] Le prassi giudiziali nei procedimenti di separazione e divorzio, corsi di formazione del C.S.M. del 2003 e 2005; gli atti sono stati pubblicati nel 2007 da Utet, Torino.

[4] AIAF Rivista, 2008/2 I criteri di quantificazione dell’assegno di separazione e di divorzio (autori vari)

[5] AIAF Rivista, 2009/2 I criteri di quantificazione dell'assegno di separazione e di divorzio, nuove riflessioni e proposte

[6] AIAF Rivista, 2011/3 Gli aspetti economici della crisi familiare – autori vari

[7] GOVERNATORI, MALTAGLIATI, MARLIANI, PACINI, PILLA - Come calcolare gli assegni di mantenimento nei casi di separazione e divorzio - un approccio interdisciplinare tra diritto, statistica ed economia, 2009, Giuffrè.

[8] Buttiglione – I provvedimenti di natura patrimoniale nella separazione e nel divorzio; analisi delle risposte ai questionari dell’ANM - Relazione tenuta al Convegno ANM, Roma 2013: “dall’indagine svolta dalla ANM con l’invio di un questionario in tutti i Tribunali d’Italia per verificare le “prassi” nei processi di separazione e di divorzio, è emersa una serie nutrita di “nodi critici” anche in relazione ai provvedimenti di natura patrimoniale...Le risposte date ai questionari hanno svelato un CAOS (n.d.r. sic!) nella interpretazione e nella applicazione della legge e, per certi aspetti, anche la mancanza di norme utili a risolvere i problemi che si presentano ricorrentemente nella pratica dei processi”.

[9] GOVERNATORI (ed altri), idem “In particolare, alla domanda contenuta in un questionario diffuso dall'ANM circa i criteri utilizzati per la quantificazione dei contributi economici per il coniuge, le risposte erano state così varie da impedire qualsivoglia riconduzione ad unità. Merita qui ricordare che le risposte segnalarono ben 32 diversi criteri, di cui nessuno indicato da più di tre o quattro magistrati, e comunque in termini così generici da lasciare immaginare una ulteriore differenziazione nell'applicazione concreta del medesimo criterio menzionato in astratto.”, pag. 5

[10] GOVERNATRI, idem

[11]  ODCEC - Linee guida sulla consulenza tecnica d’ufficio nei procedimenti in materia di rapporti familiari, 2016-

[12] RINOLFI D. e BIANCHI R. - Determinazione dell'assegno di mantenimento- Separazione e divorzio, 2016, IPSOA. Gli autori sono esperti contabili e il lavoro è diretto soprattutto ai dottori commercialisti e agli esperti contabili che possono essere chiamati a intervenire nel corso dei giudizi in qualità di CTU o CTP.

[13] Convegno organizzato dal Tribunale di Lecco e Camera di commercio -  6 ottobre 2016 -  la misurazione dei fenomeni giuridici e l’econometria. la certezza del diritto quale motore per lo sviluppo economico  in cui è stato presentato  «Il progetto ReMida Famiglia: un software di consulenza giuridica. L’evoluzione delle regole per la determinazione degli assegni per coniuge e figli: dal codice di Hammurabi (1700 a.C.) al codice binario del terzo millennio».

[14] Dato ISTAT per l’anno 2015: n. 91.706 separazioni e 82.469 divorzi