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Criteri di determinazione dell'assegno nella crisi familiare

Nelle separazioni e divorzi le domande più frequenti che i legali si sentono rivolgere dai loro clienti sono: “quanto dovrò pagare a mia moglie…” e “quanto potrò ricevere da mio marito”. I professionisti seri rispondono “…dipende…” e lasciano così dolorosamente intatte le incertezze e le angosce.

L’esigenza di misurare le risorse economiche da destinare a coniuge e figli nella crisi del rapporto di coppia si è presentata fin dagli albori del diritto. E’ sorprendente scoprire l’estrema concretezza e modernità del codice di Hammurabi (Babilonia, 1750 a. C); nella regola 135, per il divorzio, erano stabiliti criteri di quantificazione per l’assegno di mantenimento per la donna ben più precisi di quelli dettati dal nostro codice civile, disciplinando persino il mantenimento a carico del padre per i figli nati fuori dal matrimonio.

La storia delle obbligazioni di mantenimento nel matrimonio e nella fase della separazione e divorzio ha seguito la evoluzione della struttura della famiglia. L’attuale disciplina normativa è generica e soggetta a valutazioni anche molto differenti.

Dagli inizi degli anni 2000 sono stati sempre più frequenti convegni, seminari e lavori editoriali che hanno evidenziato la difficoltà della risposta giudiziaria nel quantificare gli assegni di separazione e divorzio.

L'Associazione Nazionale Magistrati ha promosso una rilevazione ed i risultati sono presentati in un convegno nel 2003; il Consiglio Superiore della Magistratura ha organizzato un ciclo di corsi e seminari tra 2005 e il 2007.

L’AIAF ha pubblicato nel 2008, nel 2009 e 2011 tre numeri monografici della sua Rivista dedicati al tema.

Un importante contributo editoriale è stato pubblicato nel 2009 con una analisi condotta in via multidisciplinare.

I risultati finora sono stati, però, decisamente deludenti. La conclusione ritornante è stata quella della grave imprevedibilità delle decisioni giudiziarie. Il questionario relativo alla rilevazione del 2003 ha addirittura fornito risultati definiti dagli esperti come sconcertanti.

Nella stessa introduzione alla relazione al Corso del CSM (2005) viene riportata questa considerazione: “Il C.S.M. ha preso atto della gestione complessivamente “caotica” dei processi di separazione e di divorzio, caratterizzati da una intollerabile varietà di prassi interpretative e applicative delle norme che disciplinano la sorte della “famiglia in crisi”, che ostacola una risposta alla domanda di giustizia equilibrata e tendenzialmente omogenea almeno nell’ambito dello stesso ufficio giudiziario se non sull’intero territorio nazionale iritti componendo velocemente ed efficacemente il loro doloroso conflitto.”

La situazione non è mutata negli anni successivi. Nel 2011 veniva affermato «Ebbene, dalla ricerca condotta dalla ANM e dalle riflessioni emerse dai seminari organizzati dal CSM, risultarono orientamenti giurisprudenziali estremamente difformi... Tanto difformi, da poter certamente indurre il cittadino comune, di fronte a decisioni così diversificate nella giurisprudenza di merito, a dubitare dell'esistenza di una medesima disciplina legislativa, o comunque di un diritto legislativo certo, quale substrato delle decisioni stesse.».

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Commercialisti ha pubblicato delle interessanti linee guida per individuare le migliori pratiche di determinazione della posizione reddituale e patrimoniale dei coniugi da parte dell’ausiliario del giudice cui venga richiesto di stabilire l’an e il quantum dell’assegno di mantenimento nell’ambito delle controversie di separazione o divorzio.

Un recente studio condotto con metodologia innovativa, ha preso in considerazione gli aspetti reddituali-fiscali, proponendo una valutazione dinamica delle risorse familiari con ricorso a strumenti di analisi quantitativa (redditometro e spesometro) già collaudati nel settore fiscal-tributario.

Un convegno della Formazione dei magistrati di Milano, sulla misurazione del diritto, ha messo in luce l’esigenza di una quantificazione misurabile con metodi obbiettivi.