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Aspetto economico di separazioni e divorzi: punto cruciale

Nelle separazioni e divorzi apparentemente il conflitto sembra riguardare essenzialmente l’aspetto dei rapporti personali e dei sentimenti; molti approcci psicologici di mediazione familiare, infatti, privilegiano l’aspetto relazionale e lasciano ad un secondo momento l’aspetto economico.

Purtroppo la vera domanda che ciascuno dei coniugi si pone davvero è  “quanto dovrò pagare a …” e “quanto potrò ricevere da …”; l’aspetto economico assume sempre una rilevanza assolutamente centrale.

Il pericolo di perdere o comunque ridurre il proprio tenore di vita per il venir meno delle risorse economiche si risolve sempre in uno stato di ansia che influenza fortemente tutte le dinamiche del conflitto coniugale.

Nella concreta esperienza legale le controversie relative alla spartizione dei beni materiali rivestono, quindi, anche un’assoluta rilevanza emotiva-psicologica. La gestione di questi aspetti economici viene normalmente delegata ai legali, ma costituisce il reale nocciolo duro del conflitto (apparentemente nascosto da considerazioni personali e sentimentali).

Gli aspetti economici delle separazioni e divorzi sono tutt’altro che secondari; i coniugi che si separano devono spesso far fronte a gravi problemi economici; nella maggioranza dei casi separazioni e divorzi determinano un abbassamento dello “status” economico di entrambi i coniugi e un conseguente abbassamento del livello del benessere; le donne, in particolare paventano la riduzione delle risorse che esse possono assicurare ai loro figli minori, normalmente conviventi con loro.

 Per il coniuge più debole la preoccupazione del proprio futuro è sicuramente correlata alla prospettiva di una drastica riduzione del tenore di vita, ma anche il coniuge economicamente più forte si trova spesso a vivere il timore che gli obblighi di contribuzione a suo carico risultino squilibrati o comunque difficili da reggere.

Il venir meno delle risorse in generale e del denaro in particolare (che è la vera misura del tenore di vita) diventa una angoscia esistenziale e spesso canalizza il conflitto in un atteggiamento di vendetta nei confronti dell’altro coniuge, specie se è colui che ha preso l’iniziativa di dissolvere il legame.

L’esperienza giudiziaria permette di offrire un dato sintetico, ma importante. Se i coniugi riescono a risolvere i loro conflitti economici in maniera equilibrata e consapevole risolvono anche, in un benefico effetto dòmino, tutti gli altri conflitti interpersonali (apparentemente più importanti) relativi all’affidamento, al collocamento e ai tempi di permanenza dei figli, e si stemperano le tensioni legate ai contrattempi del vivere quotidiano (ad esempio i ritardi nel prendere o riportare i minori, i luoghi di accompagnamento, l’intervento dei nonni).